Sarà nebbia

Ci sarà molta nebbia, dita di alberi nudi e arresi.

Farà molto freddo e tremerò per vincerlo.

So che mi guarderò in giro e conterò tutto:

persone, parole ripetute, suoni, aghi,

dolori inutili, di arceri con poca mira.

E ascolterò i salumai che affilano lame sulla selce.

Conterò tutti gli zin zin dentro la pelle,

nella carne, nelle ossa, fino al sangue,

in fuga, fiume d’erba, fiume d’inverno,

alito che smarrisce il suo letto, su un lettino.

Sarà cuore di tenebra.

Lo so, lo so bene, la falce nei campi si usa d’estate.

Non fa niente, è un’altra stagione e non è maggio.

Adesso ci sono rose che non si danno per vinte.

Altrimenti tanti giardini non avrebbero profumi,

soprattutto in questa stagione gialla e stanca.

Ancora per un po’, poi anche loro saranno secche.

Il gelo le rende magnifiche, in un flash di luce livida.

Sì, credo proprio che sarà qualcosa del genere.

Ci sarà molto nebbia, dita di alberi nudi e arresi.

Alberi sfogliati dei colori che acchiappano gli occhi

e ti fanno cercare le matite colorate.

Anche i soldati sono stanchi, dopo,

perché pesano di più le armi scariche.

I merli ormai tacciono, forse pensano e ricordano.

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