CHICCHI DI CAFFÈ

Cinque chicchi di caffè tostato.

Caduti sul legno arso e torrefatto.

Li ho raccolti, annusati e rivoltati.

Monetine, testa e croce, brunite.

Cipree che non hanno prezzo.

Il solco dei semi mi ricorda l’onda

delle tue labbra che sorridono,

col rossetto tuo più sì, è così,

quello che meglio si addice a noi.

Quello della notte annunciata,

dalle piccole stelle nelle tue iridi.

Occhi che ridono, carezze da testare,

confesso, mi gira la testa.

Dourada do sol entro confini da varcare,

così candida oltre, da sciogliere la lava fredda.

Spiaggia di fenicotteri dormienti,

all’imbrunire, palle rosse da saltare

per correre da te rapido, nella sabbia.

Mare di carta da zucchero a imbuto.

Il tuo viso è un film nouvelle vague.

Baci da recuperare dalle nasse di ieri,

freschi e golosi come sorbetti appiccicosi,

che sbavano in parole incise, alghe lucide,

così pensate da leggerle in una linguaccia.

Bottiglie d’annata emerse, mar Rosso,

sugheri da stappare, stufi di plancton.

È vino che ci aspetta, per coccolarci,

dopo tanto e finalmente annusarci:

dire, fare, baciare e lettere mai spedite.

Parole da cuscino e musica di Lady Day.

Mi è sempre mancata una tua foto.

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